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...Il telaio di Penelope

il ramo rubaro
 
NeSSuna CerteZZa
 
Fa a pugni con la tua ragione, questo nostro incontro. Con il dover essere che da sempre ti perseguita. Con le tue verità. Con le tue convinzioni. Con la babelica torre di certezze che ti sei costruita sotto i piedi, prima che inevitabilmente si sgretolasse. Qualcosa di imprecisato ti sta chiamando alla fuga da tutti i tuoi punti fermi. E la mia macchina fotografica, di questo qualcosa, oggi ne cercherà le forme.

Mi aspetti davanti al bar. Dopo la rotonda. A destra. Al confine tra due esistenze: la prima te la sei appena lasciata alle spalle. Mi sorridi e con una punta di vanità chiedi se puoi andare bene per le mie foto. Da sempre gli uomini ti guardano con occhi che non lasciano dubbi a questa domanda. E io sto al tuo gioco. Ti rassicuro: amerai le foto che faremo oggi, le sentirai davvero tue. Mi chiedi se andiamo subito da te. Annuisco, perchè il tempo stringe. Ma tu mi stai ancora studiando. Devo guadagnarmi la tua fiducia, perchè vuoi qualcosa di molto più complesso, da me, di qualche foto. E questo già lo so.
Mi è giunta come il messaggio di un naufrago dentro alla bottiglia, la tua richiesta, e il mare è ancora in tempesta. E' l'urlo di una voce silenziosa che chiede risposte.
"... io non sono e neppure voglio essere una "modella". Vorrei solo che con la tua macchina fotografica tu guardassi dentro di me, a fondo come non ha mai fatto nessuno. Voglio che tu mi dica cosa vedi lì. So che può sembrarti folle quello che ti chiedo, ma è questo che ora voglio cercare in questo momento... Ho bisogno di capirlo... "
E' impregnata di te, la casa in cui mi accogli. Più simile ad un tempio che ad una semplice abitazione. Ogni muro porta un significato, ora inaridito dalla sua fuga. Ogni angolo racconta una sacra verità che il suo abbandono ha trasformato in silenziosa bugia. Ogni oggetto conserva l'eco di parole svanite come un sogno ad un brusco risveglio.
Mi guardi, col cuore spezzato, eppure compiaciuta dalla pienezza del tuo regno. Mi dici che neppure la polvere in casa tua cade può cadere, senza che tu voglia. Cammino. Ti osservo attraverso l'apparente perfezione del tuo mondo. Lo trovo come una sontuosa prigione di cristallo: bella, rigida, e al primo urto inevitabilmente destinata a crollare.

Non ti spogli subito dei vestiti. Lo fai prima dei tuoi pensieri. Delle tue ossessioni. Del tuo dolore. Le tue parole assumono la musica di una confessione. Ti ha lasciata per un'altra. Ti ha tradita. Ti ha preso in giro nel peggiore dei modi. Dieci anni vissuti assieme. Non può ora non sentire quanto lo ami. Non può! Perchè un amore così forte non può non essere avvertito. Gli hai concesso mille libertà. E non può essersene presa una ancora più grande. Avevate un futuro, assieme. Una libertà che voleva solo compimento. Un progetto che stava per diventare realtà. E lui non l'ha capito...
Non possiedo le risposte per giustificare la sua fuga, amica mia. E non sono qui per consolarti. Hai amici e conoscenti che già ti stanno riempiendo di ogni premura. Non sono qui per unirmi al loro già unanime coro. Lui se ne è andato soprattutto per un motivo. Il tuo mondo, non era più il suo mondo. Un giorno se ne pentirà, forse. Rimpiangerà mille volte quello che con questa scelta ha perduto. Ma è stata soprattutto una scelta di libertà, la sua.
Ti offende la mia schiettezza. Mi fermi. Forse non dovevo fare l'avvocato del diavolo, ma unirmi al coro di chi vuole tenerti nel guscio. Ti alzi e vai a prendere un autoritratto. Me lo mostri, come un'altra parte di te a nudo . C'è il tuo nome scritto più volte. L'immagine è spezzata, e contiene la ricerca della tua identità frammentata. Porti l'arte dentro di te e questa sensibilità imprevista mi avvicina. Ti ho visto come una donna affermata, ancorata a punti fermi, caricata dalla propria posizione professionale. Vedere quanta emozione contiene il tuo disegno, mi richiama ora all'altra parte di te. Quella che mi ha chiamato qui. Mi dici che vedi questo, dentro di te, in questo momento. E mi dici che sei pronta ad iniziare le foto. Ora sta a me.
Ti spogli, mentre mi parli. Procedi un passo alla volta. Cerchi rassicurazioni in ogni mio sguardo. Ti imbarazza mostrarti nuda davanti ad un estraneo. L'hai fatto davanti a pochissime persone. Ma un po' alla volta ti lasci andare, e io, senza mai forzarti, ti vengo dietro. Alterniamo parole alle centinaia di foto che si susseguono, per ore. Inventiamo molti scatti, ma nessuno riesce ad arrivare dove voglio io. Dentro di te quanto mi hai chiesto. Tira fuori l'anima, amica mia. Lo so quanto ti è difficile farlo, in questo momento.

Mi chiedi di dar forma ad un'idea che hai pensato tu. Traccio con un pennello la sagoma del tuo corpo, mentre sta fuggendo. Ti sdrai su un enorme foglio di carta. Scorre il pennello a contatto della tua pelle, e questo contatto improvviso con la mia mano ti piace. Ci avvicina silenziosamente. Ti affianchi alla sagoma a tempera. Nella foto sfuggirai da essa. Ma quando ti tiri su, hai tracce di tempera ovunque. Prendi un attimo per andarti a pulire.

Torni in accappatoio. Ti sei fatta una doccia calda. Mi chiedi che foto faremo adesso. Ti faccio segno con la mano di sederti sul letto, di fianco a me. Nei miei occhi hai già visto tutto quello che c'era da vedere, amica mia. Dalla mia bocca hai ascoltato tutto quello che c'era da ascoltare. Ora dimentica le risposte che la tua ragione si ostina a cercare in vano. Vieni con me. Voglio presentarti la donna che mi ha chiamato fino qui, oggi. Colei per la quale veramente sono arrivato fino qui, in questa casa. Seguimi...
Porto le mani sul tuo viso, e ti bendo. Senza chiederti il permesso. Senza spiegarti il motivo. E' il silenzio l'unica regola del far-west in cui ti sto accompagnando. Nessuna parola, solo vibrazioni. E tu questa regola la farai tua, senza che te ne debba neppure accennare.

Afferro la cintura dell'accappatoio e te la sfilo nel buio. Lo faccio senza fretta, con la riguardosa tenerezza di un amante. Poi ti spoglio completamente, con le mie stesse mani. Demolisco ad una ad una le barriere tra di noi. Non voglio formalità. Non voglio orpelli.  Non voglio riguardi tra noi.
Senti le mie mani vicino ai tuoi fianchi. Guidano il tuo corpo, quasi di peso, a sdraiarsi sul letto. Lo incanalano sul binario di una nuova coscienza. E' solo un piccolo fiammifero quello che può scatenare l'incendio. Io non ti darò null'altro che un soffio, amica mia. Nulla di più di una tenue brezza primaverile. Sarai tu stessa, se vorrai, a trasformarla in uragano. Ti sfioro impercettibilmente, disegno una carezza sui tuoi fianchi che tu non puoi vedere. Ma la fai tua, in silenzio. E questo silenzioso accordo è l'inizio del nostro cammino.
Ti prendo la mano. E ti faccio sentire la prima corda con cui ti legherò. Te la annodo al polso con fermezza, senza sconto alcuno. Mi muovo con decisione, ora. Leggo il piacere della sorpresa, sulle tue labbra. E dell'attesa. Il tuo polso è ora legato al letto. E non ti era mai capitato di pensare che un giorno, un perfetto sconosciuto, ti avrebbe legata al letto di casa tua. Senza nemmeno avvertirti della cosa.
Non sarai affatto una modella, amica mia. Me lo hai chiesto tu.
Tu sarai nelle mie mani, un'opera d'arte. Uno strumento musicale: possiedi frequenze che aspettano di essere trasmesse. Ora devi solo darmi modo di dar loro forma...
Ti allargo piano piano le gambe con le mie mani. Con garbo rassicurante, ti accarezzo dolcemente le caviglie, prima di immobilizzarle tra le mie corde. Senti quanto sono tese, ciascuna dalla sua parte di letto. Non puoi sfuggire da te stessa, ora. Stammi vicino. Mi siedo al tuo fianco. Non userò corde per bloccare il tuo avambraccio sinistro, ma senti il calore della mia mano che ti cinge il polso. Te lo stringe con autorità. Te lo tiene fermo, come per rassicurarti.
Nessuna certezza, amica mia, qui dove ti sto portando. Nessuna parola. Nessuna regola. Nessuna delle finte verità di cui ti sei riempita l'esistenza. Ascolta solo il tuo silenzio. Lasciati andare a te stessa, come una bambina al pianto. Nessuna costruzione faraonica per il tuo futuro, qui con me, ora: perchè questo è solo l'attimo che scorre e che mai più ritornerà. Questo è il muto piacere dell'imprevisto, che vuole sfuggire alla ragione. 

Ascolta le mie dita sulla tua pelle. Solo per pochi secondi. Ti sfiorano il collo. Ti sfiorano le labbra. Ma solo quando cercano la punta del tuo seno, le senti veramente. Il mio tocco ti scuote. Fai come per alzarti. Stiamo davvero uscendo dal convenuto, dagli accordi. Dal lecito. Stiamo andando troppo oltre. Ti alzi come di istinto. Ma le corde ti trattengono al mio gioco. Ti trattengono nella mia ragnatela di corde e mani. 
Devi avere fiducia in me, non voglio farti del male. Si sono interrotte le mie carezze. Sto fermo, in silenzio. Devo aspettare che tu di nuova sia pronta o che tu invece mi interrompa del tutto.
Rompi il silenzio con una sola parola, amica mia, se credi. E sarà tutto finito: ti slegherò, e potrai tornare nelle certezze della tua quotidianità. Non ce lo siamo detti, ma tu lo sai perfettamente: puoi fermare il gioco se vuoi. Scegli il mio buio, o la tua luce? Stai in silenzio un attimo, sospesa nel vuoto di un dubbio. Poi appoggi la testa sul cuscino. I tuoi muscoli non sono più tesi. Ti rimetti distesa, e aspetti titubante le mie prossime mosse.

Ritorna sulla tua pelle la mia mano. Ti sfiora. Cammina su di te, ma intanto scava. Prosegue la discesa nel tuo silenzio. Ti afferro il seno, con la mia mano. Lo stringo forte. Lo massaggio. Lo riempio in ogni modo del mio tocco. E tu non puoi trattenere un gemito quando ne stringo con forza la punta. Cresce il respiro, assieme ai tuoi dubbi. I muscoli del collo sono tesi, mentre ora un morboso solletico sta avanzando sul tuo ventre. Oltrepassa l'ombelico. Furtivamente ti agguanta.
Senti danzare le mie dita impertinenti attorno al tuo fuoco, al ritmo tribale del tuo cuore. Si fa sempre più corto il tuo respiro. Si fa forte la spinta del tuo braccio, sulla mano che lo trattiene. Il tuo corpo esplode di emozioni mute. Fino al trabocco. E io mi fermo.

Risali dalla tua apnea, amica mia. Ti lascio prendere fiato. Ti accarezzo i capelli, con le mani. Sono qui. Non ti preoccupare. Ti sfioro il viso, con un tocco gentile e paterno. Ti aggiusto la benda. Non hai più braccia. Non hai più gambe. Non hai vista e neppure udito. Al tuo fianco uno sconosciuto, trovato su internet con la parola "nudo artistico" ora ti  sta baciando. La sua lingua rassicura la tua, in un tenero abbraccio...
Abbandonati un altro po'. Stenditi. Rilassati. Aspettami. Accoglimi. Apri un altro po' della porta della tua anima. Di nuovo il mio tocco su di te. Ovunque. Come una pioggia infernale. Sempre più presente. Sempre più vivo. 
Ma tutto ciò che all'inizio mi avevi negato, ora me lo concedi. Perchè simile all' onda di una marea, il gioco che stiamo creando: esce e rientra, esce e rientra, ma intanto lentamente sale.
Riempio di premure il tuo seno. Ti piace: ora mi è permesso. E' sceso sotto la cintura il confine del proibito. La soglia oltre la quale non mi è vietato andare. E io, senza preavviso alcuno, la supero. Sei tesa, come le corde che stai tirando. Scalpiti. Ti dimeni. Ma intanto il tuo silenzio mi chiede di continuare. Lentamente. Senza forzature, ma al tempo stesso senza esitazione.
Ti distraggo con le mie labbra. Ti aprono la bocca, di nuovo. Ti baciano il collo. Accarezzano i tuoi sensi. Mentre tra le tue coscie allagate, lo sfioramento leggero si sta prendendo il corpo di un morboso massaggio. Cresce l'incedere del tuo fiato, come l' urlo di un desiderio gridato nel silenzio al cielo. Ma la testa dice no. No. No. No. Tirano le tue gambe. Stringono le corde sui tuoi arti, fino al dolore. La mia mano e il tuo polso combattono un'energica lotta greco-romana.  Continuo, impeterterrito, fino a quando il tuo respiro diventa quasi affanno. Fino a quando la follia sfiora il delirio. Fino a quando arrivi ad un passo dal fermare questo gioco. E allora ti è concessa una pausa. Puoi riprendere aria, amica mia. Apri a pieno i polmoni.
Ti accarezzo i capelli, mentre i tuoi pensieri si vestono del nulla che gli è intorno. Mentre i tuoi sensi si allontanano, nel silenzio, dalle fiamme in cui li costringo. Ho costruito un mondo, dentro il tuo mondo. E ora ci cammini curiosa. C'è tenerezza tra noi. C'è comprensione. C'è vicinanza nelle mie carezze. Ma tu già lo sai: sono le stesse che si danno ad un animale che sta per essere marchiato a fuoco. 
Tolgo la presa dal tuo polso. Senti la mia mano sulla tua. Le nostre dita si intrecciano in un abbraccio. Piovono baci sul tuo seno. Diventano morsi, sempre più forti sulla tua carne. Sorprendo il tuo corpo, di doloroso piacere. E intanto la mia mano, stringe sempre più saldamente la tua.
Si addensa in te il desiderio. Scalpita. Fermenta. Irrompe violentemente nelle tue vene. E non vuole confini nel suo continuo evolvere. Non ammette tregue o indugi, ora. Non accetta scuse o temporeggiamenti. Perchè il piacere è un mostro strano, informe. Capace di crescere a dismisura nell'anima. Incapace di trattenersi anche di fronte all'evidenza della paura.
Si addentrano ovunque, dentro di te, ora le mie dita. Ti penetrano. Ti seviziano. Decise. Implacabili. Irriguardose. Inarrestabili. Portano benzina sul tuo fuoco. Colorano di morboso piacere il buio che hai davanti ai tuoi occhi. Ma il tuo respiro non è più affanno: sta elevandosi a gemito. Non nasconde più "no", e mi chiede solo di trovare pace. Ti aiuta allora anche la mia bocca. Finiscono nel calderone del tuo piacere anche i miei baci.  E' diventato un caldo gioco di labbra, di lingua e di mani. Un concerto di sensi. Di tatto, di odori. Di sapori. Di mugolii che crescono vertiginosamente, assieme all'immobile danza del tuo bacino. Smetto solo quando sento estasi che affiora dalla tua pelle. Smetto solo quando l'onda è arrivata alla sua spiaggia.
Ti tengo la mano. Ti accarezzo. Ti accudisco. Posso fare tutto, sul tuo corpo, ora. Qualcunque cosa. E' il gioco del bastone e della carota. Alterno fermezza e dolcezza come pedine su una scacchiera. Sembri più rilassata. Ma il tuo cuore si ferma quando senti il rumore della lampo dei miei pantaloni. Ti dimeni, spaventata. E io ti rassicuro. Non intendo fare nulla che tu non voglia. Ti prendo la mano. Te la lasci guidare tra le mie gambe. E in contatto con la mia carne ti fa trasalire. Di nuovo il respiro si affanna. Di nuovo le mie mani ti rassicurano. Ti portano una nuova volta "oltre".
Non cerco in te il piacere: non in questo modo e non in questo momento. Cerco in te solo il contatto e l'intimità. Senti le mie ginocchia che ti sormontano, e tra loro contengono il tuo busto. Ti faccio sentire il mio odore. Ti faccio sentire il mio sapore. E poi mi metto per un attimo sdraiato al tuo fianco. E in quell'attimo siamo intimi come consolidati amanti.
E' passata più di un'ora e mezza, amica mia, da quando è iniziato questo gioco. E io ormai devo andare. Ti slego, mentre ancora nessuno di noi ha ancora detto una parola. Do finalmente risposta alla tua richiesta. Ti scatto l'ultima foto. La più bella. La più viva. La più intima. Perchè solo in essa trabocca la tua anima segreta, la voce sconosciuta che mi ha chiamata a te, e che mi ha aperto alla sua intimità più segreta. Non sei una "modella", non reciti pose preconfezionate.
Ti abbracci. Proteggi il buio. Sorridi stordita e incredula di quello che è successo. Non vuoi toglierti la benda. Vuoi restare nell'oscurità in cui ti ho portato. Lontana mille miglia dalle certezze incrinate della tua vita, dal dolore che ti sta sgretolando, da quell'esercito di crocerossine che ad ogni ora ti consola. Eppure, dopo tanto tempo, per una volta ti senti infinitamente vicina a te stessa.
 
Tratto Da: IL Ramo Rubato
 
 
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